IL CERCHIO PERFETTO DI ANDREA SCHINA

IL CERCHIO PERFETTO DI ANDREA SCHINA

La prima volta in serie B, dopo una stagione straordinaria
dal finale clamorosamente felice, a coronare il sogno
di giocare nella stessa squadra con il fratello minore. Non
si può dire che è come l’aver centrato il Superenalotto,
perché quella è questione di pura fortuna invece qui ci
sono solo grandi meriti, dunque chiamiamolo il cerchio
perfetto, perché tale è la stagione 2019-2020 di Andrea
Schina, uno dei grandissimi protagonisti della cavalcata
vincente in C Gold rimasto a fare da pilastro a una casa
che sta crescendo molto più in fretta del previsto. “E’ un
piccolo sogno realizzato – racconta Andrea – se me l’avessero
chiesto qualche anno fa avrei risposto che, sì, un
giorno poteva forse avvenire in C2, poi le cose sono cambiate,
per me e per lui, e ora siamo qui, insieme in serie
B, un campionato che affronto per la prima volta e lo faccio
nelle condizioni ideali. Lo scorso anno è successo
qualcosa di incredibile, abbiamo vinto il campionato grazie
a un gruppo straordinario e a un rapporto con il coach
che è perfino difficile da spiegare a chi non lo vive da
dentro. Contemporaneamente Matteo aveva necessità di
fare un’esperienza in una squadra senior. Quale miglior
occasione di farla qui, in un campionato di alto livello,
vicino a casa, seguito da uno staff tecnico super preparato
e in una società con le idee chiare. C’è stata una
pazzesca coincidenza di eventi che ha portato a tutto
questo. Non c’è stato bisogno di convincerlo, è bastato
che respirasse a giugno, da spettatore, l’atmosfera della
finale, per capire quello che avrebbe trovato qui. Non
professionismo ma professionalità, da vendere. Io sono
nelle condizioni ideali, ma anche lui”. Non è un impegno
facile, per Andrea Schina, uno dei giocatori che deve
riuscire a conciliare un campionato faticoso, per sforzo
fisico, spostamenti e quant’altro come la serie B con il
lavoro. “Vero che non è semplice, ma non avrei mai
potuto lasciare questo gruppo dopo le gioie che abbiamo
condiviso, e anzi ringrazio società e tecnico che mi hanno
confermato – continua l’ala triestina – e poi ho sempre
avuto mio papà come modello ed esempio. Lui ha giocato
una vita in serie A di pallamano allenandosi ogni giorno,
ha vinto scudetti (10, ndr), ha giocato tanti anni in
nazionale, e allo stesso tempo lavorava in cantiere. Se ce
l’ha fatta lui, come posso non farcela io? Chiaramente poi
ci devono essere passione e divertimento. Venire qui ad
allenarmi, con questi compagni di squadra e con questo
staff tecnico, è puro divertimento, non pesa sulla vita di
tutti i giorni, è un piacere”. E’ anche questo, il piacere di
stare insieme, senza stress né pressioni, che sta agevolando
il percorso tecnico della Pontoni Falconstar e di
conseguenza il suo impatto su una classifica eccezionale.
Tutto ciò che alla vigilia della stagione sembrava poter
essere uno svantaggio strutturale (il minor numero di
ore a disposizione per gli allenamenti proprio perché qui
non vige il professionismo, l’etichetta di neopromossa,
l’assenza di “stelle” conclamate per la categoria, un mercato
fatto interamente sul territorio), la Pontoni lo sta
trasformando in un vantaggio competitivo. “Abbiamo
portato una mentalità diversa per la serie B, siamo differenti
rispetto a tutti gli altri – conclude Schina – non so
se riusciremo a vincere così tante partite una dietro l’altra,
non possiamo saperlo anche perché dobbiamo
ancora incontrare metà delle squadre del campionato,
ma sicuramente possiamo tenere questa costanza di
rendimento a livello di intensità e di produttività del
gioco. Dipende solo da noi, dobbiamo continuare a lavorare
in palestra come stiamo facendo. L’ingrediente
numero uno è senz’altro la preparazione dello staff tecnico.
Poi è fondamentale poter avere una rotazione così
ampia. Giochiamo praticamente in 10 in ogni partita e
questo è un grande vantaggio tecnico rispetto a tutte le
avversarie”.

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